I Semi dell'Orchidea
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I Semi dell'Orchidea  |  Realtà 3 - La Città dell'Orchidea  |  L'Artiglio del Drago (Moderator: Doro)  |  Topic: Un passo dopo l'altro Advanced search
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Locked Topic Topic: Un passo dopo l'altro  (Read 9710 times)
Tharkin
The Shadebinder
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« Reply #75 on: 13 December 2008, 19:07:40 »

Lentamente, quasi con fatica, Tharkin risale le scale che lo portano verso la sala comune de "l'Artiglio del Drago". Nessuna luce ad illuminare le scale.
Lentamente, le gambe di Tharkin salgono uno scalino dopo l'altro. Quasi da sole. La sua mente è altrove, immersa in una girandola di pensieri.

Che strana donna Doro!
Mi chiedo quanto sia vittima di se stessa…

    ...che donna affascinante Doro!

                         … quanto il suo pensiero sia effettivamente libero e quanto vincolato dagli schemi che essa stessa costruisce. 

…che donna pericolosa Doro!

Nell’oscurità, Tharkin sale le scale. Lascia che il peso che avverte dentro di se abbia un corrispettivo fisico, gli incurvi le spalle, renda più faticoso ed incerto il suo incedere.

E se tutto questo non fosse reale?
Dentro la mia mente?
                  Cosa accade?
                                                                                                   Danzig?
                                            Lo Shriek?
Erano reali o illusione?
                                                                    L’orchidea?

L’illusionista che non riesce a squarciare il velo dell’illusione… ridicolo!

                    Cosa ricordo?
Tutto!                                 
                                                        E prima di allora?
La mia morte!                                   
                                                                      E prima di allora?
Tutto!                               

Ed ora? Ciò che esperisco è veramente reale oppure è frutto della mia mente?

Quando ero in Accademia, un mio maestro, Ismael Dufeux, sosteneva l’indecidibilità della questione. Secondo Dufeux, ai fini ultimi della interazione del soggetto con l’oggetto, è assolutamente irrilevante che quest’ultimo sia reale od illusorio: se quello è il sistema di riferimento, allora è con quello che il soggetto deve fare i conti.
Una bella speculazione accademica. Ma io devo capire!

DEVO capire!

Io sento freddo e caldo… fame e sete… ho provato piacere e conforto nel suonare. Ho provato un rinnovato interesse alla offerta di alleanza di Doro. Ho provato sorpresa al suo rifiuto di compierla. Realtà. Illusione. Morte.
Sogno….

Sandman, amico mio, perché se tutto questo è illusorio, se la volizione che determina (che forma) ciò che percepisco e che sento è dentro di me, io non posso chiamarti? Dove è la mia landa, unico ristoro, mio solo conforto?

Io ho da poco esperito la mia landa. Ho nuovamente plasmato la materia di cui sono fatti i sogni.
Due allora le possibilità: o non sono io l’illusionista che generò il fantasma che confonde la mia anima, oppure la tenebra è reale.
Ma se lo è, è davvero una strana illusione!
Non sono ottenebrato, i miei sensi non sono confusi. Per quanto possente possa essere questo fantasma, io, ormai, potrei accorgermene. Al contrario! Da quando ho potuto rivedere l’Orchidea io sento il Potere fluire con un vigore impetuoso. Una forza ed una determinazione che non avevo mai sentito.

Sentito?

Che non avevo mai permesso, piuttosto.

L’Occhio senza palpebra. L’ira degli Dei…

Per un lungo momento è come se un velo si fosse sollevato. Ho sentito di poter vedere… io ho visto!

Che mi succede?

È come quel malato di cui ridevamo …. Tanti anni fa… Si era presentato all’infermeria dell’Accademia dicendo di venire da molto lontano e di avere viaggiato a lungo nella speranza che le arti dei maestri di Samaris potessero guarirlo dalla sordità che lo affliggeva dall’infanzia. Yarta Drebial lo visitò, gli fece aprire la bocca, lo auscultò, gli guardò il naso, gli occhi. Poi si fece portare dell’acqua calda e dell’olio che applicò alle orecchie dell’uomo. Con cipiglio serissimo e, mormorando parole incomprensibili si chinò sul paziente e gli estrasse dall’orecchio destro un pisello secco! Come ricordò poi il contadino, si trattava del pisello che suo fratello gli aveva infilato per gioco tanti anni prima! Ricordo le risate che ci facevamo tra studenti ogni volta che Yarta rievocava lo sguardo attonito del contadino che poteva sentire perfettamente mentre fino ad allora aveva creduto di essere sordo.

Mi rendo conto ora di essere stato uno sciocco a ridere di quell’evento. Mi sento proprio come quel contadino: è come se un ostacolo, un freno fosse stato rilasciato. Come se ciò che intralciava, bloccava il naturale fluire di un senso fosse stato rimosso. E ora mi sento travolto dalla esplosione della percezione.

Ma si tratta effettivamente di una nuova condizione? È questa esistenza che gioca con me, oppure si tratta di un’illusione generata da una mente sognante che per qualche motivo io, l’Avatar di Sandman, io che posso manipolare la materia di cui i sogni sono fatti, non posso definire?

E se, invece, non fosse illusione? Se l’Occhio senza palpebra mi avesse infine raggiunto e questa percezione non fosse altro che l’esplosione della mia coscienza in un tempo nullo? La realtà percepita sarebbe solo una necessaria semplificazione della mia mente a suo esclusivo consumo.


Xnoybis, fratello mio, dove sei? Forse tu potresti aiutarmi a capire!


Tharkin ha raggiunto la tenda che lo separa dalla sala comune e, senza esitare, la varca. Come il tuffatore che cambia elemento si sente avvolgere da una pesante liquidità, Tharkin si immerge in una atmosfera gonfia di suoni e di odori

e viste

e occhi

alcuni su di lui.

Per un attimo Tharkin sente scivolare, liquida, nel ventre la lama ghiacciata di uno dei suoi nemici più pericolosi: Panico!

Un lampo di luce!!!

Troppi. Troppo rumore! Troppa luce!

Come se Araloth Valthoron si fosse affacciato sulla mia mente.

Non riesco a vedere!

SILENZIO!


Con fatica Tharkin riesce a concentrarsi e a focalizzare la Vista eliminando i rumori di fondo e riconducendola nell’alveo a lui noto.

Sì, così funziona. Non deve più accadere. Non ancora. Ho bisogno di sperimentare. Di controllare. Ho bisogno di calma.

Per un breve momento, lungo quanto il battito di ciglia sufficiente alla lama di un assassino, Tharkin è stato cieco. Completamente.

Poi, nell’attimo in cui rimette a fuoco il mondo circostante, l’immagine di un uomo elegante, vestito di stoffe pregiate, un bastone da passeggio col pomo d’avorio intarsiato d’argento appoggiato sul tavolo acconto a due guanti di pelle leggeraed un cappello di seta, si moltiplica ingigantendosi avvicinandosi a Tharkin. Come se ogni centimetro che lo separa da Tharkin si riempisse della sua immagine. Come se il tempo e la realtà non esistessero nella loro fluidità ed ogni istante fosse riempito da una successione di realtà discrete ed indipendenti. Si tratta probabilmente di una eco perversa della diversa percezione di un istante prima, ma è sufficiente a fare sobbalzare Tharkin.

Poi le immagini si ricompongono e l’uomo parla con una voce decisa, elegante e seducente:

<< Tharkin, Maestro, le porgo i miei rispettosi saluti. >>

Strappato dai suoi pensieri, il battito del cuore ancora accelerato, Tharkin solleva la capo che aveva istintivamente abbassato, squadrando l’uomo.

“Maestro…” E forse nelle orecchie di Tharkin risuonano per un istante le eco delle aule, il fruscio delle pagine ed il grattare degli stili… ma sicuramente non ha la possibilità di indulgere nel ricordo perché gli si para davanti una ragazza vestita di nero.

<< Tharkin, maestro, il mio nome è Evangelin e mi manda Sandman. >>

Tharkin, che aveva mosso già un passo verso l’uomo elegante, si ferma. Nuovamente il tempo appare dilatato, ma la realtà è fulminea. Lo sguardo vorrebbe lasciare i grandi occhi neri in cui è caduto, come in un abbraccio, per tornare all’uomo elegante che lo aveva chiamato per primo. Poi Evangelin termina la frase ed il nome di Sandman irrompe frantumando il dilatarsi del tempo, facendolo collassare in una successione irripetibile ed univoca.

Prima che l’ultima tessera di realtà si componga nel fresco mosaico degli occhi di Evangelin, un ultima immagine si staglia sul proscenio della realtà: una foglia di betulla in un pentagono d'oro su cui si impone, dissolvendola, lo sguardo penetrante e fiero di un’elfa. Uno sguardo che Efsharin Shandarin IV non vedeva da migliaia di anni.

<<Ho bisogno di respirare, Evangelin. Vieni: usciamo incontro alla notte.>>
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Evangelin
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« Reply #76 on: 15 December 2008, 22:19:19 »

Evangelin sorride.
All'inizio, non appena percepisce la voce calda di Tharkin, non ha la forza di fare altro.
Soltanto sorridere, con gli occhi spalancati per cercare di raccogliere ogni particolare di quel momento.
Particolari che, piano piano, senza che Evangelin lo voglia, affiorano.

Per un attimo Tharkin è stato come accecato.
Accecato?
Ma se egli è già cieco!
Ma lo è?
E' veramente quel che sembra?
Sei veramente come appari, Maestro delle Illusioni?
Vecchio, stanco, malinconico e confuso, mio buon Maestro.


Ancora sorridendo gli prende le mani affusolate, vorrebbe baciargliele ma poi rinuncia preferendo un piccolo inchino prima di girare sui tacchi e seguire il suo suggerimento.
Passa agile e leggera tra i tavoli e gli avventori che affollano la locanda , quasi corre verso l'uscita.

E poi, finalmente, è fuori.
Incontro alla notte.
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Absu Blacklies
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« Reply #77 on: 20 December 2008, 15:14:18 »

Tutto succede molto rapidamente ed in quei brevi, intensi istanti, il potere della notte dona ad Absu violente immagini.
Il suo sguardo osserva in tralice Tharkin, la magia che lo infonde si concentra sui nomi, espressi ed inespressi.
E nomi sono evocati, nomi potenti che lasciano tracce.

E così Absu coglie il nome di Doro, non se ne meraviglia, quella donna confonde i pensieri di molti compresi quelli del mio Signore, pensa con un ghigno nascosto, e poi Danzig, Shrike, altri nomi che, anche se il potere non lo prevede, alzano un vento nero di ricordi potenti e dolorosi, Ismael Dufeux, il Maestro del Maestro, Sandman e Xnoybis ed in questo caso i colori sono quelli morbidi dell'amicizia, come i riflessi della luce delle fiamme filtrati dal liquido dorato che sta bevendo da un calice di cristallo sembri confuso, Tharkin, confuso da molti, troppi pensieri, da un fardello che sembra troppo pesante per le tue spalle, chissà che non ci si possa fare qualcosa, vero Tharkin, Maestro delle Illusioni?

SILENZIO!

L'ordine è potente e perentorio, spazza via i tentacoli della notte e costringe Absu ad alzare gli occhi.

Ora Evangeline ha raggiunto Tharkin, quasi spinta da Zara, si salutano velocemente.
Evangeline si gira sui tacchi e si avvia verso l'uscita della locanda passando accanto ad Absu, i suoi tentacoli si allungano di nuovo per accarezzarla ed ancora una volta l'uomo rimane meravigliato:
Evangeline! Ragazza mia, ma il tuo potere è come il mio! Pervaso dalla notte e dal sangue.
Ma tu forse non lo sai, vero Evangeline? Vero, sorella mia?


Absu riabbassa la testa sul suo calice, un leggero sorriso si disegna di nuovo sul suo viso.
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Tharkin
The Shadebinder
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« Reply #78 on: 25 January 2009, 23:46:13 »

Gli occhi di Tharkin incontrano per un attimo quelli di Zara e qualcosa di remoto, preme per un ultimo, fugace momento nel suo petto: abbassando rispettosamente il capo, sussurra

<<Laslaeg, brenniliel Skøgen>>.

Ma Evangelin sta quasi correndo. E Tharkin con lei.

Con la porta della locanda, Tharkin chiude dietro di sé l’odore di cibo e bevande e gente e fumo; chiude la musica ed il chiacchiericcio. Chiude il tepore e le possibilita’.

L’odore umido e freddo della notte ricorda quello delle notti d’inverno quando, ormai tardi, usciva dalla biblioteca e, prima di rientrare nei suoi alloggi, passeggiava a lungo per le vie illuminate dal riverbero della luna sul marmo ed il mattone di una Samaris assopita e silenziosa. Notti magiche. Sospese. Come in un sogno.

Intorno a lui e' una notte dolce, confortante, intima. Come se gli appartenesse.

Il freddo non e' troppo pungente, ma abbastanza da far rabbrividire Evangelin. Tharkin le cinge le spalle con il suo braccio destro, accogliendola sotto il suo mantello grigio.

Poi inspira profondamente, come ad assaporare un piacere da lungo tempo negato.

<<Questo, Evangelin, e’ il profumo della mia anima. Il suo colore e' quello di una notte stellata. Ed io sono qui, finalmente>>


Perche’ questa ragazza mi suscita affetto?

Perche’ vorrei chiamarla “figlia”?

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Evangelin
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« Reply #79 on: 30 January 2009, 13:35:51 »

Il mantello di Tharkin la avvolge.
Ed è come se la notte si fosse fatta notte.
Come un rifugio in un rifugio.

Respira, Evangelin.
Goditi questo istante perchè non si ripeterà.


Ed Evangelin respira, socchiudendo gli occhi, lasciando che il tempo rallenti al ritmo dei suoi battiti, lasciando che le due notti la avvolgano.
Evangelin respira.

Poi alza gli occhi verso Tharkin, un leggero sorriso le illumina il viso.
Comincia a parlare, con calma, una mano appoggiata sull'avambraccio del mago.

"Tharkin, Maestro, molte cose sono successe.
Sono arrivata in questa città con una pergamena ed il nome di colui che doveva riceverla.
Il tuo, mio signore.
Non avevo nien'altro, una pergamena ed un nome.
Ma ho fallito.
Mi è stata sottratta dalla donna che abita in quella locanda, da lei e dal suo piccolo furetto.
Mi dispiace, Tharkin, sono stata una sciocca ma loro sembravano così ... così reali.
Poi le cose si sono complicate ulteriormente, mi hanno rapita e portata in un bosco poco lontano da qui.
Solo con l'aiuto di Zara sono riuscita a tornare alla locanda.
Dove potrò porre rimedio ai miei errori."

Un attimo di silenzio.
Un sorriso donato a Zara ed uno alla notte stellata.

"Quella donna è pericolosa, Tharkin.
Doro è come un ragno nero che tesse le sue trame nella notte, nella notte delle sue incantagioni.
Però non credo che sia cattiva almeno non nel senso che do al termine.
Vorrà qualcosa in cambio della pergamena ed io cercherò di darglielo.
Non credo che potrà trarmi ancora una volta in errore.
Quella pergamena è come la mia pelle, non potrò sbagliare nel riconoscerla.
E' antica, profuma di notte e sogni e reca un simbolo, la maschera ed il sacchetto di sabbia.
E so che la scritta un uomo di nome Sandman."

Gli occhi di Evangelin tornano all'entrata della locanda, luci soffuse filtrano dalle tende, il rumore degli avventori è poco più che un sussurro.

"Vattene Tharkin, Maestro mio.
Non lasciarti irretire dal ragno.
Vattene, te ne prego.
Io mi riprenderò la pergamena e poi te la porterò nel tuo nuovo rifugio."

Ora lo sguardo di Evangelin è solo per gli occhi ciechi dell'illusionista.

"Vattene, ti scongiuro.
Ho paura per te.
In certi momenti neanche due notti possono salvarti." 
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Zara degli Elfi Chiari
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« Reply #80 on: 31 January 2009, 23:44:47 »

Le pupille nere come la notte si dilatano, ed un sorriso stende le labbra di Zara, quando le parole dell’uomo chiamato Tharkin le scendono come brividi di rugiada lungo la schiena.

Dieci, cento, mille generazioni sono vissute e morte e sono state dimenticate, da quando un mortale le parlò nell’idioma del suo popolo perduto.

Zara solleva il pugno a toccare la fronte ed il cuore, poi apre la mano e la stende con il palmo aperto, a mostrare la foglia di betulla incisa nella pelle diafana. << Torail Sindarin laslaeg, Do’ man araan. >>

Che anche tu possa trovare una foglia verde e fresca, umano illuminato.


Zara vorrebbe chiedere molte cose all’uomo cieco dal volto di metallo. Ma non è questo il momento giusto per porre domande, ed attendere risposte.
Un leggera pressione alla base della nuca le dice che non c’è tempo da perdere. Maree oscure si stanno muovendo, e suo Padre aspetta lei per poterle cavalcare.
Ora più che mai è l’urgenza che fruscia tra le foglie del Boschetto di Betulle.

Ci sono cose piú grandi in questo momento, eppure Zara si sente leggera e felice, grata che qualcuno l’abbia nuovamente chiamata Lady-figlia di Skøgen, salutandola così come non si sarebbe aspettata in un mondo governato dal caos, in una lingua morta da un tempo ormai dimenticato.

La giovane elfa segue il piccolo gruppo fuori, aspirando con piacere l'odore fresco della notte, e lasciandosi alle spalle le pesanti, incognite presenze oscure che soffocavano l'aria della taverna come vischio tra i rami.

Zara ascolta le parole fresche di Evangelin, in attesa.
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Doro
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« Reply #81 on: 01 February 2009, 23:29:06 »

Seduta su una delle sedie rimaste intorno al tavolo, Doro rigira la pergamena tra le dita, accarezzando di quando in quando una delle due metà del sigillo di ceralacca. La carta fruscia tra i sottili guanti di seta, mentre lo sguardo della ragazzina è fisso sulla fiamma di una candela bassa e tozza, che brucia silenziosa emanando odore di bosco e di muschio. Un denso fumo verdastro si leva dalla fiamma, anch’essa verde.
Al suo interno, le sagome di alcune persone si muovono in una piazza stretta, al cui centro si trova un pozzo; si avvicinano tra loro nella notte, lasciandosi la calda luce della taverna alle spalle.

Un vecchio cieco dal volto coperto da una maschera di metallo, una giovane vestita di nero con un grande cappello ed un lungo cappotto, un’elfa alta e magra che porta un diadema dorato sulla fronte. Alle loro spalle, tra gli intarsi che decorano il muro esterno della taverna, gli occhi di un folletto scolpito nella pietra sembrano fissarli. Tra le piccole mani, la creatura stringe una candela.

Gli occhi di Doro studiano ogni particolare della scena, la concentrazione le scava una leggera ruga sulla fronte.
<< Quella donna è pericolosa, Tharkin.
Doro è come un ragno nero che tesse le sue trame nella notte, nella notte delle sue incantagioni.
Però non credo che sia cattiva almeno non nel senso che do al termine.
Vorrà qualcosa in cambio della pergamena ed io cercherò di darglielo. >>

Doro stringe la pergamena facendola scricchiolare, mentre un sorriso le scopre i denti bianchissimi.
<< Ne sono sicura, piccola Evangelin. Il problema è che io voglio Tharkin. >>

<< Vattene, te ne prego.
Io mi riprenderò la pergamena e poi te la porterò nel tuo nuovo rifugio >>

<< Ed io ti accompagnerò, mia cara.
Ma ora è tardi, sono stufa di questa notte che non ha seguito i miei piani.
Ti riceverò un’altra volta, tesoro. Quando lo deciderò io. >>

Dopo aver soffiato sulla candela, Doro chiude la pergamena in uno scrigno fatto di gocce di rugiada, che scompare al rumore della serratura che scatta. Si infila nella cintura un foglio leggero, su cui ha copiato i caratteri della pergamena, poi con un gesto fluido afferra ed indossa il mantello di seta nera e lascia la stanza senza fare rumore.
Tra i riccioli dorati la ragazza porta un’orchidea nera.

Non appena la pesante porta di legno lavorato scatta alle sue spalle, piccole mani invisibili cominciano svelte a raccogliere i frantumi dei bicchieri, a spazzare il pavimento e lucidare il tavolo.

La luce densa e calda della taverna le accarezza il volto, e mentre Doro si avvia verso la sala più interna, Smuggler si accoccola intorno al suo collo candido.
<< Dove andiamo, Milady? >>
<< Tu esci dall'ingresso principale e non ti perdi una parola di quello che la tua amichetta ha da dirsi con Tahrkin.
Io invece me ne vado a riscuotere un favore da quella creaturine che sa decifrare qualunque codice.
Buona fortuna, Smuggler, e fai attenzione. >>
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Absu Blacklies
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« Reply #82 on: 07 February 2009, 14:13:49 »

Absu non si accorge dell'entrata di Doro nella sala comune della sua locanda, coglie solatanto, con la coda dell'occhio, un movimento elegante di seta e velluto.
L'uomo si alza rapidamente raccogliendo il messaggio che deve consegnare e si dirige verso la ragazza muovendosi rapidamente tra gli avventori del locale.
Quando è di fronte a Doro la saluta con un leggero inchino e un sorriso:
"Sono felice di incontrarla, milady. La sua bellezza offusca i racconti del mio signore.
Non la voglio trattenere, ho qui un messaggio da parte di Noctifer."
Absu porge la pergamena ripiegata.


"Troverà una mia nota, probabilmente è inutile ma è meglio non lasciare niente al caso."
Un altro sorriso balena sul viso dell'uomo, i suoi occhi scorrono sui lineamenti di Doro sino a fermarsi sull'Orchidea che porta tra i capelli.
"E' una rarità un fiore nero, le si confà, milady Doro."
Poi un ultimo inchino e l'uomo si congeda uscendo dalla locanda.
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Tharkin
The Shadebinder
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« Reply #83 on: 13 February 2009, 16:47:49 »

<<Si’, Evangelin, Doro e’ pericolosa. E’ pericolosa perche’ non si fermera’ davanti a nulla per ottenere cio’ che vuole. E’ pericolosa perche’ e’ abile ed e’ percolosa perche’ e’ una tessitrice di trame. Ed e’ esattamente per questi motivi che mi affascina, che mi assomiglia. >>

Andarmene, Evangelin? Lasciarti tentare da sola di recuperare cio’ che mi fu sottratto ingannadoti?

Gli occhi di Tharkin sono fissi nella notte. Una ruga gli solca la fronte mentre la sua mente percorre le biforcazioni della fortuna. Poi, guardando Evangelin

<< D’accordo, Evangelin. Io ti aspettero’.
 
Prima di congedarci pero’, permettimi…>>

Con un gesto ampio ma misurato Tharkin solleva di fronte a se le mani e gli avambracci scoprendoli dalle maniche della tunica appesantita di lisch. Poi appoggia la punta delle dita affusolate alle tempie di Evangelin e la sua fronte sulla sua:


Dopo pochi secondi Tharkin si distacca da Evangelin. Facendole scivolare le mani sugli occhi, fa un passo indietro, verso la notte.

La guarda negli occhi ancora per qualche istante. Poi non e’ piu’ li’.

Semplicemente, Tharkin non e’ piu’ li’. Al suo posto solo il cielo stellato, l’umidita’ della terra ed il profumo della notte.


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Evangelin
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« Reply #84 on: 13 February 2009, 19:24:51 »

Un attimo e lui non c'è più.
Una folata di vento alza le foglie a margine dello spiazzo che si apre di fronte all'entrata dell'Artiglio del Drago.
Zara è ancora al suo fianco, l'espressione calma di chi vive i secoli e non gli istanti.
L'uomo elegante che l'ha salutata all'interno della locanda esce in quell' attimo.
La guarda di nuovo, intensamente, poi, senza fermarsi, le indirizza un altro cenno di saluto toccandosi la tesa dell'ampio cappello.
Anche lui si perde nella notte.
Così come Tharkin che un attimo prima era di fronte a lei.
Tharkin le cui memorie rimangono impresse nella mente di Evangelin.

Mi aspetterà.
Si, il maestro mi aspetterà.


Si gira verso Zara e le rivolge un profondo inchino.
"Ti ringrazio Zara degli Elfi Chiari, senza il tuo aiuto non sarei riuscita a tornare qui e non avrei incontrato Tharkin.
Adesso devo andare, questa notte piena di eventi sta per finire ed io devo riposare.
Tornerò qui domani e cercherò di riprendermi ciò che mi è stato sottratto.
Saprò ripagare la tua bontà.
Addio Zara, arrivederci signora degli alberi d'argento, ci rivedremo presto."

Un altro sorriso ed Evangelin si allontana a sua volta nell'oscurità con passi leggeri che quasi non fanno rumore.
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Zara degli Elfi Chiari
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« Reply #85 on: 22 February 2009, 21:35:36 »

<< Che tu possa sempre trovare il tuo sentiero per attraversare il bosco, bambina. >>

La notte é dolce e non più così afosa, una leggera brezza si é levata e la luna ora sgombra da nubi illumina d'argento le strade ormai deserte della città. Zara chiama Vor il dragopollo con un colpo secco del bastone, e vi sale in groppa agilmente.

<< Sai dove trovarmi, quando avrai di nuovo bisogno di me.
Che la Luce di Skøgen illumini il tuo cammino. >>

Vor sbatte le ali e in pochi, silenziosi balzi si libra in volo nel cielo notturno.
La sua sagoma scompare tra le ombre della notte, fuori della città, verso il boschetto di betulle.
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Smuggler
il Furetto
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« Reply #86 on: 14 March 2009, 23:57:46 »

Tharkin viene inghiottito dalla notte.
Zara l'elfa scompare all'orizzonte in groppa alla sua singolare cavalcatura alata.
Evangelin si incammina tra i vicoli stretti della città, con quel passo sicuro di chi non conosce la strada.

Smuggler si insinua tra le ombre delle case, calcando i passi della ragazza e seguendone silenziosamente l'odore dolce. Non sa ancora se la seguirà fino al suo nascondiglio. Ora ha solo voglia di annusarla ancora un po'.

La notte é quasi finita.
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Togorma
il Giudice
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« Reply #87 on: 02 July 2009, 01:23:38 »

Nella stanza l'aria è calda e umida, ha l'odore acido del sudore e del vino.
L'uomo si alza dal letto disfatto, va alla finestra e la apre. L'aria fresca della notte sfiora con dita invisibili il suo corpo nudo e lo fa rabbrividire.
Fuori il cielo è ancora buio, ma presto il Sole verrà a gettare il suo sguardo impietoso in ogni angolo, a far fuggire le ombre, a trasformare i sogni in fantasmi e i ricordi in pietra.
È ora di andare.

L'uomo raccoglie da terra i vestiti e lentamente li indossa. Le sue mani si muovono da sole, i suoi occhi ed i suoi pensieri sono già altrove, lontani.
La lunga ascia obliqua sulla schiena, la maschera d'oro che penzola sul petto, l'uomo lascia la stanza senza chiudere la porta alle sue spalle. Il rumore dei suoi passi sulle scale si allontana e svanisce.

Nel letto resta solo il corpo di una bambina di tredici anni, gli occhi e la bocca spalancati e muti.
Nella stanza l'aria è calda e umida, ha l'odore acido del sudore e del vino e quello dolce del sangue.
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