I Semi dell'Orchidea
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News : 11 December 2017, 07:39:37
I Semi dell'Orchidea  |  Realtà 3 - La Città dell'Orchidea  |  L'Artiglio del Drago (Moderator: Doro)  |  Topic: Un passo dopo l'altro Advanced search
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Locked Topic Topic: Un passo dopo l'altro  (Read 7969 times)
Evangelin
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« Reply #30 on: 12 February 2008, 12:23:07 »

Non appena le labbra di Tharkin si appoggiano sulla sua fronte, Evangelin si alza come una furia, urta violentemente il tavolo, i bicchieri vibrano pericolosamente fino a cadere spezzandosi in mille frammenti.
Prende Tharkin per un braccio, fermandolo.

<< Ma cosa credi di fare? Mi congedi? Così, senza una spiegazione?
Non sono un burattino, non sono un messaggero!
Che cosa diavolo c'è scritto in quella pergamena! >>

La rabbia le fa rimbombare il sangue nelle orecchie, la musica della locanda sfuma in quel nuovo sentimento.
Respira affannosamente osservando spasmodicamente gli occhi da predatore dell'uomo.
Una ruga gli solca l'ampia fronte, non c'è traccia di sorriso sul suo viso, i muscoli delle mascelle si contraggono ritmicamente.

E' preoccupato, ha quasi paura.

Sono le ombre a suggerirle cosa fare, ci sono piccoli poteri appena sussurrati che svelano segreti a lume di candela.
Niente di roboante, basta chiudere gli occhi e chiedere gentilmente al buio di aprirle uno spiraglio, come guardare una stanza dal buco della serratura.
Si scorgono movimenti e colori, qualche parola, un sorriso o il baluginio di una lama traditrice.

Evangelin sorride appena e chiude gli occhi.

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Tharkin di Samaris
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« Reply #31 on: 17 February 2008, 10:48:49 »


Per un attimo, la luce danzante del camino si frange sul viso di Tharkin, e le ombre che vi si formano rivelano due occhi neri come il carbone, il viso appare affilato, quasi appuntitio. Un muso animalesco fa capolino tra i tratti umani, la bocca tesa per un attimo si schiude su piccoli denti bianchi, aguzzi ed affilati, sotto lunghi baffi vibranti. Lí dove la mano di Tharkin stringe la pergamena, un leggerissimo stridore di unghie... forse é una scheggia dei bicchieri che graffia il tavolo.

Doro! DORO!
Doro vieni IMMEDIATAMENTE!


La ruga che solca la fronte di Tharkin appare ancora più profonda. << Evangelin, calma. Il messaggio é cifrato perché é destinato solamente agli occhi del suo destinatario. Di Tharkin.
Sandman é una persona discreta.>>
La sua voce é calma, con una leggera nota di disprezzo. Le parole sono misurate, scelte con estrema cura.

DORO!
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Doro
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« Reply #32 on: 17 February 2008, 11:24:04 »


Il sorriso di Doro si tende per un brevissimo istante, i muscoli del collo si contraggono impercettibilmente, la mano stringe con piú forza lo stelo del bicchiere.

<< Doro! DORO! >>

Il cuore le batte all'impazzata, il suo corpo urla per mettersi a correre in quello stesso istante.

<< Ad ogni modo, quali che siano le ragioni che ti hanno portato qui, credo che sia piú opportuno parlare in un luogo piú discreto.>>
La sala comune di una taverna é piena di orecchie e occhi indesiderabili.>>

<< DORO! >>

Con un gesto misurato ed affettato, Doro si alza, lasciando i bicchieri ed il vino al tavolo. Si sistema i capelli e la camicia, si muove con calma e leggerezza.
<< Permettimi di offrirti una sala solo per noi due, Tharkin. Un luogo in cui le nostre parole rimarranno solo tra di noi.>>

<< DORO! >>

Lo stomaco é stretto in una morsa di ferro, Doro sente i coltelli a contatto dei fianchi e della schiena. Le sue dita fremono dal desiderio di afferrarli, di sentire il profumo dei veleni sparsi sulle loro lame.

<< Faró preparare una piccola sala per noi. Se vuoi scusarmi.>>
Con una lieve mossa del capo si scrolla i capelli d'oro dalla fronte, le ricadono fluenti sulle spalle minute.

Non ha lasciato a Tharkin nemmeno il tempo di risponderle, é giá sparita in direzione dell'oste, inghiottita dalla musica, dal fumo e dal vociare delle persone.

<< DORO! >>

Sto arrivando, Smuggler.
Sono giá lì.
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Tharkin
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« Reply #33 on: 24 February 2008, 17:47:24 »

"Se stai cercando qualcuno, sei venuto nel posto giusto. Sicuramente posso aiutarti"

Strana domanda. Certamente non un’offerta che si fa ad un bardo sconosciuto da cui si sono udite solo poche parole vaghe. E nemmeno al Tharkin che conosce "di fama"

Ma chi pensa di prendere in giro?


Doro non ha neanche finito di parlare che improvvisamente si tende, si irrigidisce, è altrove. La curva deliziosa della sua bocca si flette.

Sento distintamente il battere del suo cuore.


Lampi brillano nei suoi occhi

Quindi lentamente si alza.

Gli occhi di Tharkin sono fissi nei suoi… 

Le mani di Doro, impercettibilmente, sono percorse da un fremito, come se tentassero di sfuggire al controllo della ferrea determinazione che le disciplina.

Poi, con la massima velocità che le è consentita dall’essere al centro di una sala afollata, si lancia in direzione dell’oste.

Qualcuno, forse pensando ad un litigio,  guarda sorpreso.

Le ultime parole ancora sospese nell’aria.

Offerta bizzarra, invero!

Avrei potuto dirle che sono curioso di sapere quali siano le cose che ha letto e che cosa esse dicano di me. Ma si sarebbe accorta subito che non era che un modo per denudare l’inganno.

Chissa’ se avrebbe capito la verità: che non sto cercando nessuno. E che niente mi ha spinto da queste parti. Sono arrivato a questa locanda seguendo una delle molteplici linee del caso.

Ma più probabilmente non le importa nulla di tutto questo: voleva qualcosa. L’ho letto nei suoi occhi… occhi meravigliosi… e terribili… Come un animale feroce: come la tigre quando caccia, il serpente sul topo: nulla e nessuno può distrarli una volta che hanno fissato la loro preda.

Mi domando che cosa sia stato più forte


Mentre si alza, Tharkin fa cenno all'oste di avvicinarsi e mentre questi si fa largo nella sala con velocità considerevolmente minore della sua padrona , Tharkin raggiunge il tavolo dove l’uomo con il medaglione ha quasi finito di bere.

<<Con il tuo permesso, vorrei un po’ di compagnia: parlare da solo mi intristisce.>>



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Togorma
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« Reply #34 on: 28 February 2008, 00:32:24 »

L'uomo posa il boccale di birra sul tavolo con lentezza, come fosse sovrappensiero. Per alcuni istanti rimane immobile, l'unica cosa ferma nella taverna piena di luce, di rumore, di persone. I suoi occhi sembrano fissi su qualcosa che solo lui può vedere.
Poi si alza reprimendo un piccolo gemito.
La mano si muove da sola, automaticamente, verso la schiena, all'altezza dei reni. Si posa sul manico dell'ascia. Una lieve torsione del polso, e le fibbie si aprono, l'arma si libera dall'abbraccio delle sottili cinghie di cuoio. La testa argentea traccia un semicerchio nell'aria, mentre il braccio la guida, lentamente, con dolcezza, lungo l'arco che la porta davanti al volto dell'uomo.
Gli occhi dell'uomo sono immobili, privi di vita.
Non guarda l'ascia, non guarda gli avventori della taverna, non guarda niente.
La sua voce è bassa e roca, un sussurro strozzato che persino Tharkin fa fatica a comprendere.
<< Vieni >>

La taverna è piena di luce, di rumore, di persone, ma l'uomo si muove tra di esse come se nessuno potesse toccarlo. Cammina con lunghi passi tranquilli, senza fretta. Ogni passo è uguale a quello che lo segue e a quello che lo ha preceduto. Un passo dopo l'altro. Nessuno lo urta, nessuno gli si para davanti, nessuno lo obbliga a fermarsi o a modificare il ritmo dei suoi passi.

L'oste, sempre sorridente, gli schizza davanti portando in equilibrio precario su un vassoio di metallo una decina di boccali di birra, e nell'altra mano tre caraffe di vino.

Ora l'uomo ha attraversato la sala comune. Oltrepassa il bancone, si ferma davanti ad una tenda verde di stoffa pesante. Con la mano la solleva e apre la porta di legno che la tenda nascondeva. La luce della sala comune lascia distinguere una lunga scalinata di pietra grezza. L'uomo scende le scale, un gradino alla volta, un passo dopo l'altro.

La sala comune si allontana, in alto, e presto c'è solo il buio.
E una lama di luce, esile come un filo di ragnatela, che corre diritta sul muro alla sua sinistra, dal pavimento fino a quasi due metri d'altezza.
L'uomo allunga la mano, una porta riccamente decorata con sottili lamelle d'oro ed intagli si apre, la serratura dalla bizzarra fattura non é scattata. Senza un rumore, si dischiude su una sala illuminata a giorno, un pavimento di marmo abbellito da ricchi tappeti, quadri alle pareti, il vago profumo di legna che brucia nel camino. Qualcuno sta discutendo.
Con un gemito strozzato l'uomo entra nella stanza.
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Tharkin
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« Reply #35 on: 28 February 2008, 23:25:31 »

Per un breve istante Tharkin e' rimasto sospeso. Una mano  sul tavolo a sostennere il suo peso, le gambe si stavano gia' flettendo per mettersi a sedere quando  l'uomo si alza: involontariamente, automaticamente, i muscoli di Tharkin si tendono.
Quando l'ascia riflette gli occhi immoti dell'uomo, Tharkin e' gia' in piedi.

Quello dell'uomo non e' un invito. Non e' neanche un ordine. E' un atto; una constatazione; una descrizione della volonta' dello stesso Tharkin.

Come se l'uomo stesse raccontando a Tharkin quello che Tharkin gia' sta facendo...

Tharkin è già sul sentiero aperto dal passaggio dell'uomo. Su di esso entrambi si muovono come fossero ombre. Come se loro stessi fossero sogni di una creatura a cui non e' concesso di sognare.


Sogni....


Tharkin  reprime un sensazione sgradevole. Un breve brivido gli sfiora la nuca.

E come in un sogno sembra che i suoni siano diventati distanti; che il breve percorso che li separa dalla tavola che hanno appena lasciato sia indicibilmente lungo.

Quando scendono le scale, i suoni si fanno ancora piu' attutiti. Non una parola. L'unica verita' e' il rumore dei loro passi sugli scalini di pietra.

Poi l'uomo apre una porta. Alle sue spalle Tharkin e' solo una sagoma indistinta.

 
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Evangelin
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« Reply #36 on: 01 March 2008, 12:44:25 »

Evangelin riapre gli occhi, un leggero sorriso rimane a disegnargli le labbra nere mentre ascolta l'oscurità sussurrargli segreti inaspettati.

E così, la verità è questa.
Che non esiste verità.
Che tutto è menzogna, ombre nell'oscurità, messaggi incomprensibili sbirciati da fessure segrete, sentieri ciechi.
Mi sembra quasi di sentire i fili invisibili che mi muovono da quando sono sveglia, mani che mi manipolano e mi conducono verso angoli che non conosco.
Un burattino, ecco cosa sono.


Evangelin traccia un arco con la mano proprio sopra la sua testa come a voler cogliere qualcosa e poi si guarda il pugno vuoto con un sorriso amaro.
<< Tharkin, o forse ti dovrei chiamare Smugler, ridammi la pergamena, ti prego.
Non ti servirà a niente, non servirà a me e non servirà a Doro fino a quando non capiremo.
Ti prego, Smugler. >>
Dice, allungando la mano sinistra mentre la destra si avvicina lentamente al fianco.
Aspetta, osserva il viso tirato di Smugler illuminato dalle luci danzanti delle candele.
Il silenzio è rotto soltanto dal borbottio del fuoco nel camino.

Ma poi, ancora una volta, il potere della notte si avvolge intorno ad Evangelin, stavolta non evocato, non desiderato ...
il prima il dopo perdono significato adesso può muoversi nel tempo come nello spazio… la guerra, tra luce e buio sta divampando intorno a lui  ... adesso si sente pronto ... pronto ...

Evangelin si affloscia a terra come una foglia che cade dall'albero, un leggero tremito la squote poi più nulla.
Evangelin non può sentire i rumori di passi provenire da dietro la spessa porta.

 
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Doro
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« Reply #37 on: 01 March 2008, 13:34:44 »

Evangelin si affloscia a terra, inerme. Dietro di lei, Doro rinfodera una lama baluginante nella cintura, poi, con movimenti rapidi e precisi, comincia a legare i polsi e le caviglie della ragazza con un lungo drappo di seta nera.

<< Doro! Doro cosa... non l'hai ...>> Smuggler, ancora in sembianze umane, balbetta a mezza voce, la pergamena stretta nel pugno.

<< Certo che non l'ho uccisa. È solo fuori gioco per un po'. Aiutami, dai. Finché dura l'effetto del veleno, prendila e portarla di là. Tappale la bocca e porta la pergamena con te... Puoi nasconderla nello Scrigno Segreto, poi ci penserò io con cal... >>
La voce di Doro si rompe, l'unico rumore nella stanza rimane il crepitare del fuoco nel camino. Entrambi i volti si fissano sulla porta, un lieve rumore di passi giunge da fuori, si fa sempre più forte.
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Tharkin
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« Reply #38 on: 07 March 2008, 16:22:41 »


E' ormai trascorso un tempo immensamente lungo da quando i miei occhi sono diventati ciechi. Da allora la vista degli altri e' stata la mia vista. Da allora la mia mente vede con maggior chiarezza grazie agli occhi di cio' che e' vivo, come di cio' che non lo e' piu', o di cio' che non lo e mai stato.

In tutte le possibili combinazioni.

Vedo con gli occhi di un animale... di un granello di sabbia... di un albero... di un muschio... di una pietra... di un Dio... Grazie al Potere e' la mia mente stessa a "vedere".

Sono talmente abituato a questo modo di percepire che non faccio piu' caso ai singoli elementi che ne compongono il caleidoscopio.

Ma questa volta avverto una fluttuazione... qualcosa di nuovo.


L'uomo apre la porta. La luce di un altro ambiente si riversa su di lui. Quasi fosse un masso su cui una cascata si fende: una sagoma nera che si staglia su una soglia


E' lui! L'increspatura proviene da lui!

Appena formulato, questo pensiero deve cedere subito il passo ad altri piu' urgenti; incombenti. 

La visione del luogo che si forma nella mia mente si arricchisce ... percepisco in un attimo la vista rovente e agitata di un fuoco; quella soffice e miope dei tessuti.... quella liscia e fredda del metallo....

... e quella dell'uomo...

... e quella di altri ...

Di fronte all'uomo sono tre figure .... una e' a terra.

C'e' tensione... come un respiro sospeso.

Due  stanno guardando l'uomo che ha appena varcato la soglia ... e stanno cercando di mettere a fuoco la  sagoma dietro di lui: e' ancora indistinta nel buio oltere la soglia. Ma e', inequivocabilmente, presente.
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Tharkin di Samaris
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« Reply #39 on: 09 March 2008, 16:32:52 »

La porta di legno intagliato gira sui cardini ben oliati, le lamelle d'oro sul lato esterno riflettono la luce del fuoco mandando bagliori rossastri, che si frangono sul medaglione d'oro in guisa di maschera che pende sul petto dell'uomo.
Un uomo grande e grosso che impugna un'ascia dal manico nero e lucido, quasi un giocattolo nelle sue mani enormi.

Indignazione e sorpresa provenienti da Doro inondano il furetto trasformato in uomo.
Indignazione per essere stata interrotta nelle proprie stanze da persone che palesemente non erano state invitate. Sorpresa per la presenza, ma soprattutto per il volto di quelle persone.
E per l’ascia.

E poi rabbia, e freddi calcoli di quale sia il modo migliore di sbarazzarsi di loro, degli incantesimi di protezione che avvolgono queste stanze e …

Basta. Vieni Evangelin, dobbiamo andare. Non per la strada che ha detto Doro, no, noi prendiamo la scorciatoia e tagliamo la corda. Qui dentro l'aria si é fatta pesante, una gita all'aperto ci farà bene. Meglio sparire quando Doro si prepara a tirare fuori gli artigli... e tornare solo se si può fare qualcosa di utile.

La vista acuta del furetto coglie il bagliore del fuoco che si riflette debolmente sul volto coperto di metallo dell’uomo che segue il guerriero.

Non credo che Doro se ne tornerà algida di sopra a continuare la sua discussione…
Non credo proprio.


L’uomo dai capelli scuri legati sulla nuca e dal naso leggermente storto si muove ancora prima che gli occhi degli intrusi si siano adattati alla luce intensa della stanza. Il corridoio alle loro spalle gli appare come un antro profondo.

Queste braccia troppo lunghe sono forti, mi permettono di sollevarti come fossi una piuma.
Non sono rapido come al solito, ma i miei muscoli sanno il fatto loro. L'effetto della pozione di Cambiaforma dura ancora a lungo, ho tutto il tempo di sistemarti come vuole Doro. Sarà contenta se ti tolgo tutto quello che porti addosso.


Afferra con delicatezza il corpo inerme della ragazza, fa due passi in direzione del camino e scompare dietro ad una delle due colonne che ne sostengono la cappa.
Lì dove dovrebbe esserci il muro.

Il rumore di pietra contro pietra sigilla la loro fuga.

Non temere, non ti accadrà nulla, Evangelin.
Ora siamo al sicuro.

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Togorma
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« Reply #40 on: 11 March 2008, 19:56:25 »

Pochi istanti perchè i suoi occhi si abituino di nuovo alla luce, e l'uomo vede davanti a sè una giovane donna, quasi una bambina, sola nella stanza vuota. Vuota ma riccamente arredata.
Un maestoso tavolo di legno massello, mobili pieni di bicchieri di cristallo, piatti di porcellana finissima e posate d’argento. Il tavolo è apparecchiato per tre persone, la stanza illuminata da numerosi candelabri e dal fuoco del grande camino. Pesanti tende di raso chiudono le finestre, due grandi arazzi di seta decorano le pareti.
Solo cose.

L'uomo guarda la bambina, esile, quasi gracile. Il suo collo lungo e candido. Le mani dalle dita affusolate. I lunghi capelli biondi.

Un attimo, e l'uomo non è più in quella stanza, ma in un altro luogo, lontano mille anni e mille chilometri. Ode voci quasi dimenticate, che ha disperatamente cercato di dimenticare. E suoni, odori, colori. Tutto vivo e reale, come se il tempo non fosse mai passato.
Ma sono solo ricordi.

Un battito di ciglia e l'uomo è di nuovo presente, sveglio, vivo. Il suo sguardo è a fuoco, misura le distanze, memorizza la posizione dei mobili, valuta tattiche e strategie.

Quando finalmente parla, una smorfia piega le sue labbra, ma la sua voce è ferma, mentre alza la testa dell'ascia e si piega leggermente in avanti, pronto al balzo.
Fissando lo sguardo duro nei grandi occhi della bambina dice:

<< Dimmi dov'è. O muori. >>
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Doro
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« Reply #41 on: 15 March 2008, 09:51:12 »

Le mani strette sui fianchi, la bambina rimane ritta dinanzi al guerriero, che sembrerebbe pronto a mangiarsela in un boccone. I suoi occhi diversi sono puntati in quelli dell’uomo; lo sguardo è fosco, una luce di rabbiosa indignazione li pervade. La sua espressione è sprezzante, ma un’ombra di ironia le dà luce al volto.

<< Primo.
Io non prendo ordini da nessuno. Mettitelo bene in testa, bestione.

Secondo.
Non so cosa tu voglia da me. Cerca di articolare meglio il tuo pensiero se vuoi che prenda in considerazione l’idea di risponderti.

Terzo.
Metti via quell’arnese prima di fartici del male. Qui non si combatte.

Infine, se proprio non ci arrivi, chiedilo al tuo amico Tharkin, che è sicuramente più furbo di te. Uccidere la persona da cui vuoi informazioni non è il modo migliore per ottenerle. >>

La voce di Doro é acuta, dal tono aggressivo. Per un attimo sembra quasi che sia lei a sovrastare l’uomo, sferzando colpi con la sua lingua tagliente.

Doro afferra poi due bottiglie larghe e svasate dal mobile di legno scuro al suo fianco, ricco di liquori e vini pregiati. Senza spostarsi da davanti al guerriero, il suo sguardo lo scavalca, andando a cogliere gli occhi ciechi di Tharkin, sulla soglia:
<< Gradisci un bicchiere di liquore, Tharkin, mentre fai le presentazioni e mi chiarisci le richieste confuse del tuo gorilla? >> chiede gelida, facendogli cenno di accomodarsi.
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Tharkin
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« Reply #42 on: 17 March 2008, 16:26:42 »

Lasciando che le ombre che ancora lo avvolgono si ritraggano davanti alla luce della stanza, Tharkin varca la soglia

 Si porta a fianco dell'uomo e, senza emozione, guarda Doro.

Le stesse bellissime labbra... la stessa linea perfetta dove la pelle di giglio del collo incontra gli zigomi ed il rossore delle guance.

La stessa ragazza che pochi minuti prima gli aveva offerto da bere con una voce tanto dolce... con occhi tanto belli che qualsiasi uomo avrebbe ucciso pur di essere l'oggetto del loro sguardo...

Adesso quella la stessa voce scopre le sue note più dure, imperative. Lo stesso volto scopre altre dimensioni; gli stessi occhi brillano di altra luce.

Per un istante,  a Tharkin appare la visione di un altro volto...ma e' solo un attimo... fugace... come il riflesso di un raggio di luna su una finestra che si chiude in una notte d'estate...

e con la stessa rapida leggerezza con cui era apparso, esso svanisce

in punta di piedi

quasi danzando

sgretolando per sempre ogni giovanile, innocente bellezza dal volto splendido che gli sta di fronte.

Tharkin cerca lo sguardo dell'uomo ma questo e' ancora fisso su Doro. L'ascia ancora pronta. I muscoli non si sono rilassati. I suoi occhi continuano a fissarla...

Sta giocando con le parole. Ogni parola ha un senso. Brava.... ma troppo sicura di sé: un giorno morirà di questo. Ma non oggi. Non qui.

D’accordo, giochiamo.... ma in fretta: non c’è tempo.


e mentre formula quest'ultimo pensiero, Tharkin lancia una rapida occhiata all'uomo. È più il riflesso di un’abitudine antica che un atto necessario.

<<Non credo, Doro, che sia una strategia vincente quella di usare me per sostenere i tuoi argomenti contro…. Come l’hai chiamato? Ah, sì… “il mio gorilla”>>

Tharkin non si muove. Non accenna alcun movimento in direzione dell’invito di Doro.

<<e non credo che le tue provocazioni abbiano su di lui effetto maggiore di quanto potrebbero averne su di me>>

Tharkin non è un vecchio, eppure a Doro non sfugge che rispetto a quando lo ha visto poco prima nella sala comune, la sua schiena sembra essere leggermente incurvata; la sua voce più bassa e stanca.

<<Ma, visto che lo hai chiesto, ti “chiarirò” le sue parole: fino ad un attimo fa eravate tre in questa stanza. Un corpo era a terra… Lui ti ha chiesto dov’è… Ed ammetto, a questo punto, di essere curioso anch’io di saperlo.>>
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Tharkin di Samaris
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« Reply #43 on: 21 March 2008, 21:28:32 »

Il rifugio é buio, eccezion fatta per una piccola fenditura nella parete, larga un dito, una ferita stretta e lunga da cui si insinua lieve la luce della luna. L’ambiente profuma di bosco, di resina e foglie secche, le pareti sono calde e legnose, ricoperte di una leggera patina di muschio. È un piccolo ambiente circolare, dal soffitto altissimo, che si prede tra le ombre. Un albero cavo.
Per terra, un tappeto di foglie attutisce i passi leggeri dell’uomo, passi di un animale in caccia.

Smuggler posa con gentilezza il corpo sottile di Evangelin vicino alla parete, lì dove la luce della luna può baciare il suo volto pallido. Controlla che il laccio di seta che le avvolge polsi e caviglie non sia troppo stretto, che non rimangano segni sulla sua pelle morbida. Poi la spoglia, infilando i suoi oggetti ed i suoi vestiti con gesti rapidi e sicuri in una piccola borsa di camoscio, che riesce incredibilmente a contenere tutto. Copre la ragazza con una coperta che recupera dalla stessa borsa, una coperta morbida di lana lavorata, che non punge la pelle e profuma leggermente di fiori.
Il furetto fatto uomo rimane per qualche istante a guardare il viso abbandonato di Evangelin, controlla mentalmente che tutto sia a posto. Poi pone un bavaglio sulla bocca della ragazza, un laccio di raso che si stringe sulle sue labbra, sigillandole magicamente.

Quando tutto è in ordine, Smuggler estrae dalla borsa una fiala di vetro contenente un liquido incolore, la rompe e ne beve il contenuto. Quando si avvicina ad Evangelin per salutarla, è tornato alla sua forma naturale. Annusa la ragazza e la sfiora coi baffi, sussurrando piano: << Qui puoi dormire tranquilla. Fa’ dei bei sogni. >>

Lascia a terra un piccolo specchio dorato, poi chiude la borsa con cura e la prende tra i denti. Si allontana senza fare rumore verso la parete di legno, in un punto dove non c’è uscita né segno alcuno, e vi scivola attraverso senza lasciare traccia.

Fuori, la luce della luna è oscurata da lembi di nubi, portate leggere dal vento umido. Le foglie stormiscono lievemente, una civetta getta il suo richiamo in lontananza.
Il furetto scompare tra gli alberi rapido come un battito di ciglia.
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Evangelin
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« Reply #44 on: 22 March 2008, 14:11:17 »

<< Qui puoi dormire tranquilla. Fa’ dei bei sogni. >>

Se fosse sveglia Evangelin sorriderebbe, sorriderebbe per la dolcezza con cui Smuggler ha pronunciato quelle poche parole, sorriderebbe se potesse sognare.
Ma lei non può sognare.
Nessuno può sognare.

Come ogni notte, uno spirito di Evangelin si stacca dal suo corpo.
E vaga.
Non può scegliere quale parte di lei parteciperà al resto della notte ma oggi è stata fortunata.

Che bello quelle boschetto di betulle, illuminato dalla luna.

Lo spirito di Evangelin si allontana lasciando il suo corpo a dormire nel magico abbraccio di lacci di seta.

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"Doro domanda, Tahrkin, non risponde."

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